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Regolamentare la prostituzione? NO! Ecco perché

COMUNICATO

REGOLAMENTARE LA PROSTITUZIONE?

NO!

ECCO PERCHÉ LEGALIZZARE NON È LA RISPOSTA GIUSTA

Noi delle Associazioni Iroko Onlus, Amici di Lazzaro, YWCA – UCDG e Resistenza Femminista, siamo molto allarmati dalla proposta da parte del Ministro dell’Interno Matteo Salvini di regolamentare la prostituzione. Intervistato da RadioDue Rai, il Ministro ha espresso la volontà di riprendere in mano il progetto di legge presentato dalla Lega diversi anni fa e mai discusso, sostenendo “che riconoscere quello che è un mestiere, togliendolo dal controllo della mafia e dello sfruttamento, sarebbe opera di civiltà”.
Nel 2014 la raccolta firme per la riapertura delle case chiuse veniva giustificata così, dall’allora segretario della Lega Nord Emilia Fabio Rainieri: “è indecoroso che persino durante il giorno i nostri bambini vedano signorine, o addirittura trans, in strada a vendere il proprio corpo; questa pratica è antigienica; non c’è nessun controllo dell’attività quando invece una verifica seria su clienti e prostitute ci permetterebbe di raccogliere 4 miliardi di euro d’entrate fiscali” (Il Fatto Quotidiano, 22/3/2014).
Esprimiamo, con questo comunicato, il nostro forte dissenso a questa proposta, poiché riteniamo che, contrariamente a quanto espresso dal Ministro, la prostituzione sia una forma di violenza contro le donne e che riconoscerla come un ‘lavoro’ equivalga alla legalizzazione dello stupro.
La nostra posizione si basa su molti anni di assistenza alle donne vittime della prostituzione e della tratta e su anni di ricerche e di studio del fenomeno della prostituzione in tutto il mondo.
Perché diciamo NO alla regolamentazione della prostituzione?
Ecco le ragioni del nostro dissenso.
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Un caffé con… Resistenza Femminista (parte II)

Continua da Un caffé con… Resistenza Femminista (parte I)

I. Libertà sessuale e libertà di prostituirsi assumono quindi lo stesso valore secondo i sostenitori dell’industria del sesso.

C.  In pratica sì. Le persone prostituite sono definite sex workers perchè la prostituzione sarebbe un lavoro come un altro. Il termine sex worker è stato adottato per la prima volta dalla polizia statunitense negli anni Settanta per normalizzare l’industria del sesso. Questo termine è poi stato ripreso sempre negli anni ’70 da Priscilla Alexander, esponente del gruppo COYOTE, che dichiarava di essere una “sex worker” in quanto durante i 4 anni trascorsi al Bennington College aveva fatto sesso con così tanti uomini da potersi definire una ‘puttana’.

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Un caffé con… Resistenza Femminista (parte I)

Resistenza e donna.

In Italia il connubio tra queste due parole si è rafforzato negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, durante la lotta partigiana, che ha visto protagoniste molte donne, armi in mano, combattenti sui monti al pari degli uomini. È lì che la donna italiana ha simbolicamente raggiunto la parità con l’uomo. Ha dovuto attendere il 1946, però, per acquisire una uguaglianza fattiva attraverso il voto, quando cioè è stata riconosciuta soggetto politico collettivo. E poi la lotta è continuata con l’approvazione delle leggi sul divorzio e sull’aborto.

Anche Resistenza Femminista, partner con cui Iroko condivide un cammino comune sulla visione abolizionista della prostituzione, sostiene che le donne siano innanzitutto un soggetto politico collettivo. Leggi Tutto