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Rosso Indelebile: Liliam Altuntas racconta la tratta e la prostituzione

Per il secondo anno consecutivo, Iroko è stata ospite della rassegna Rosso Indelebile, contenitore artistico itinerante, che si svolge a Torino e che ha come tema centrale la violenza di genere.

Rosso Indelebile da due anni porta l’arte in alcuni luoghi della città, che siano quanto più possibile condivisi e non propriamente deputati all’arte. Il tema della violenza di genere, infatti, è un argomento che fa parte della nostra quotidianità, ‘non può essere chiuso in un auditorium, ma deve uscire per conversare con tutti’, con la società, come ha detto Isabella Bulgheroni, socia dell’Associazione Artemixia, tra gli organizzatori della rassegna, insieme con la ong MAIS. Portare l’arte nelle strade ha lo scopo di condurre le persone a porsi delle domande, e possibilmente a darsi delle risposte, stimolando sia l’individuo che la collettività, provando a leggere la realtà da molteplici punti di vista.

La violenza di genere, in particolare, è un tema caldo, in tutto il mondo una guerra aperta, come l’ha definita Esohe Aghatise, presidente di Iroko. 

Quest’anno, come Iroko, il 29 settembre scorso abbiamo partecipato alla rassegna all’interno di un evento dedicato ai flussi migratori e alla tratta – i cui dettagli trovate qui – portando la testimonianza di una sopravvissuta alla tratta e alla prostituzione, Liliam Altuntas, che ha raccontato la sua storia attraverso il libro a lei dedicato, ‘I girasoli di Liliam’. 

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Aborto in Europa: diritto pienamente acquisito o instancabile lotta?

Aborto in Europa: diritto pienamente acquisito o instancabile lotta? 
Dichiarazione di ENOMW per la Giornata Internazionale sull’Aborto Sicuro
Bruxelles, 28 Settembre 2020
Traduzione italiana a cura dell’Associazione IROKO

“Mai dimenticare che basta una crisi perché i diritti delle donne siano minacciati. Tali diritti non sono mai garantiti. È necessario essere vigili per tutta la vita”

Con la crisi generata dal COVID-19, questa citazione della femminista francese Simone de Beauvoir si dimostra ancora una volta un severo richiamo ad una cruda verità. Di fronte a questa emergenza sanitaria senza precedenti, i Paesi europei hanno adottato misure straordinarie quali estese chiusure, restringendo nel frattempo libertà e diritti umani. Le prime vittime? Le donne, dovunque, che sopportano violenze, dal rimanere intrappolate con i loro abusatori (molti Paesi europei hanno riscontrato una crescita di circa il 30% delle chiamate di emergenza che denunciano violenze domestiche) al non poter godere di un proprio diritto, come l’accesso all’aborto sicuro e legale.

In Italia, l’immobilismo del governo ha lasciato donne e ragazze davanti ad ostacoli evitabili nell’accesso ai diritti, mettendo a rischio la loro salute e le loro vite, secondo quanto riferito da Human Rights Watch. Un tale fallimento nel garantire la salute sessuale e riproduttiva delle donne non sorprende: mette solo in luce limitazioni ormai superate di molti Paesi europei e il danno che queste causano a donne e ragazze.

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La legge abolizionista francese. La testimonianza di Rosen Hicher

Iroko, in collaborazione con Resistenza Femminista, ha realizzato nel 2020 un ciclo di cinque webinar formativi sul Modello Nordico e sulla violenza nella prostituzione.
Uno dei contributi più preziosi che abbiamo ospitato negli incontri online, che hanno visto una grande partecipazione di pubblico, sono state le testimonianze di alcune sopravvissute alla prostituzione.
Tra queste, Rosen Hicher, sopravvissuta francese, che ha trascorso più di venti anni in prostituzione e che oggi lotta per l’abolizione della prostituzione al fianco dell’organizzazione Mouvement du Nid.
Rosen si batte da tempo per la penalizzazione del cliente e per il riconoscimento di reali percorsi di uscita per le donne prostituite. Fin dall’inizio, nel 2013, ha appoggiato – organizzando una marcia per l’abolizione -, il progetto di legge sull’abolizione della prostituzione, divenuto legge nel 2016.

Qui trovate anche la testimonianza di Marie Merklinger, una sopravvissuta tedesca..

 

Marie Merklinger: il ruolo delle sopravvissute nella lotta alla prostituzione

Se nessuno comprasse le donne, nessuna donna penserebbe di vendere l’abuso del suo corpo. Me lo ricordo molto bene, il momento in cui ho deciso di offrire l’abuso del mio corpo e l’ho venduto. E ricordo di aver oltrepassato un limite dentro me stessa. Adesso so che è stata la prima volta che mi sono dissociata perché sentivo che stavo cambiando il mio corpo, come se mi guardassi oltrepassare un limite. Ma non lo avrei mai oltrepassato se non fossero esistiti i compratori, perché non è certo una cosa che fai per divertimento. Non ha niente a che vedere con una sessualità femminile appagante“.

Questo è uno stralcio della testimonianza di Marie Merklinger, sopravvissuta tedesca alla prostituzione e attivista di SPACE International, all’interno del ciclo di webinar formativi ‘La prostituzione è violenza: abolire l’oppressione più antica del mondo‘, organizzato da IROKO e Resistenza Femminista. Ci racconta il suo ingresso in prostituzione, la necessità che vengano garantite vie di uscita per chi voglia uscire dalla prostituzione e spiega perché promuove il Modello Nordico come migliore strumento legislativo per combattere lo sfruttamento sessuale, garantire sostegno alle sopravvissute e criminalizzare i compratori di sesso, perché anche l’acquisto di sesso, come lo sfruttamento, è un atto criminale che va punito. 

Per ascoltare anche la testimonianza di Rosen Hicher, sopravvissuta francese, clicca qui.

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Prostituzione: un lavoro come un altro?

Quest’articolo – scritto da Valentina Pazé, una professoressa di Filosofia politica all’università di Torino – è stato pubblicato in origine su Volere La Luna il 26/05/2020. Qui trovate anche la nostra traduzione in inglese.

Prostituzione: un lavoro come un altro?

Tra i settori economici che sono stati certamente penalizzati dal lockdown c’è anche il mercato del sesso. Lo ricorda, su il manifesto del 12 maggio, Shendi Veli (https://ilmanifesto.it/lemergenza-umanitaria-del-lavoro-sessuale/) , denunciando l’abbandono in cui sono stati lasciati i e le sex worker (di cui parlerò d’ora in poi al femminile, data la netta prevalenza delle donne nel settore) durante la pandemia. E riproponendo le classiche rivendicazioni dei movimenti per la “decriminalizzazione”: dal riconoscimento della prostituzione come attività lavorativa in piena regola alla legalizzazione delle attività collaterali, come il favoreggiamento, che nel nostro paese è un reato che viene talvolta contestato anche a chi affitta la casa a una prostituta o abita con lei (secondo un’interpretazione peraltro scorretta della legge Merlin, criticata da Silvia Niccolai in AA.VV., Né sesso né lavoro. Politiche sulla prostituzione, Milano 2019, pp. 70-117).

Intervenendo su 27esima ora del 22 maggio (https://27esimaora.corriere.it/20_maggio_22/prostituzione-lavoro-o-sfruttamento-b8170e3c-9bd6-11ea-aab2-c1d41bfb67c5.shtml), Luciana Tavernini mostra l’altra faccia della medaglia: «Chiamare la prostituzione lavoro è un modo per convincere che tutto, perfino l’accesso all’interno del nostro corpo, può e deve essere venduto e al massimo possiamo lottare per alzare il prezzo. È un vecchio trucco cancellare lo sfruttamento col nome di lavoro». E dunque, anziché chiedere di legalizzare le attività di coloro che guadagnano dalla prostituzione altrui, bisognerebbe attuare quella parte della legge Merlin che prevede formazione e inserimento lavorativo per le donne che desiderano cambiare vita. Uscendo da un “giro” in cui la stragrande maggioranza di loro è finita per bisogno, e talvolta per vera e propria costrizione (le straniere vittime della tratta), non certo per scelta.

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Adelina: la storia di una sopravvissuta e attivista

Questa è la storia di Adelina, una donna albanese che è stata trafficata per fini sessuali in Italia quando era ancora bambina. Dopo quell’esperienza è diventata attivista nella lotta contro la prostituzione, nella speranza che possa aiutare altre donne e ragazze a non vivere l’inferno che ha vissuto lei. 

“Purtroppo tutto quanto è cominciato con un sequestro in Albania. Io avevo 17 anni circa, stavo camminando vicino a casa mia e mi ha avvicinato una macchina e mi hanno portato in un bunker. Lì hanno cominciato a violentarmi in gruppo e picchiarmi. Non avevo mai avuto un rapporto con un uomo. Da lì è cominciato il mio inferno. In effetti, chi viene violentata e destinata alla prostituzione vive in un inferno. 

Prima di questo ero una ragazza tranquilla che veniva da una famiglia normale, povera ma normale. Andavo a scuola, andavo in piscina e c’era proprio la squadra di nuoto dove io andavo perché ero bravissima, ero molto veloce a nuotare.”

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Brussels’ Call: la celebrazione della Risoluzione Honeyball a cinque anni dall’attuazione

Chi tra noi lavora o ha lavorato nel terzo settore, tra le vittime di violenza e i loro oppressori, saprà che l’esperienza è fatta di continui alti e bassi. Venendo quotidianamente a contatto con le ingiustizie che la società continua a permettere – in stragrande maggioranza contro le donne – i momenti negativi sono inevitabili. Ecco perché dobbiamo valorizzare quelli positivi!
Per la nostra collega Ruby, l’opportunità di partecipare alla Conferenza ‘Brussels’ Call’ il 16 ottobre scorso ha rappresentato uno di questi momenti. É estremamente toccante e potente trovarsi in una sala piena di femministe e abolizioniste, essere circondate da donne di successo, determinate e solidali, di tutte le età e provenienti dalle più varie esperienze di vita 

La conferenza, che è parte della campagna Brussels’Call per un’Europa libera dalla prostituzione, si è tenuta al Parlamento Europeo a Bruxelles in occasione del quinto anniversario della Risoluzione europea su sfruttamento sessuale e prostituzione e il suo impatto sull’uguaglianza di genere (meglio conosciuta come Risoluzione Honeyball), che rappresenta un punto di svolta nella lotta all’industria del sesso e alla violenza che ne è insita. La risoluzione riconosce che la prostituzione sia una forma di violenza contro le donne e chiede misure per fermare la domanda che è all’origine dello sfruttamento sessuale.
La conferenza ha esposto e analizzato la realtà della prostituzione in Europa, anche attraverso i contributi di alcune tra le persone direttamente coinvolte e di quelle che ancora lottano per un cambiamento.

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Buone notizie dalla Germania: è ora di un cambio di paradigma sulla prostituzione?

Accogliamo con piacere la notizia che alcuni politici tedeschi riconoscono i fallimenti del sistema prostituente locale e sostengono il Modello Abolizionista come alternativa. Abbiamo tradotto in italiano qui un articolo che cita due importanti esponenti dei partiti CDU/CSU.

Qui trovate l’articolo originale.

Combattere efficacemente la tratta di esseri umani
Criminalizzare i compratori in prostituzione

In relazione al dibattito aperto dal gruppo parlamentare della SPD (Partito Socialdemocratico Tedesco) per rendere punibile la fruizione di servizi sessuali da parte dei clienti, decriminalizzando però le prostitute (due tra i pilastri propri del “Modello Nordico”), il vicepresidente del gruppo parlamentare dell’Unione CDU / CSU (Unione Cristiano-Democratica/Unione Cristiano-Sociale), Thorsten Frei e la portavoce per la politica e i diritti dei consumatori, Elisabeth Winkelmeier-Becker, hanno dichiarato:

Thorsten Frei: “In realtà, per molte donne, la prostituzione significa che sono attratte da false pretese, sfruttate e maltrattate per anni nei modi più gravi. Questo è il motivo per cui ci impegniamo ad adottare il “modello nordico” anche in Germania, in modo che, i clienti, ma non le prostitute, siano perseguibili. Numerosi paesi europei – Svezia, Norvegia, Islanda, Francia, Irlanda e Irlanda del Nord – stanno già utilizzando questo modello. Dobbiamo fare in modo che non ci sia più spazio per servizi degradanti come le tariffe sessuali forfettarie. Vogliamo continuare efficacemente la lotta contro la prostituzione forzata e la tratta, iniziata nella passata legislatura, senza criminalizzare le prostitute. Per questo, ci confronteremo con il nostro partner di coalizione, dai cui ranghi è stata presentata questa proposta, e speriamo che sostenga questo progetto”.

Elisabeth Winkelmeier-Becker: “La prostituzione autodeterminata è l’eccezione nella pratica. In molti casi, le prostitute sono sfruttate sessualmente in modi inimmaginabili. Dovremmo essere preoccupati, come società, del fatto che l’immagine che molti uomini hanno delle donne sia basata sul sesso. È pertanto necessario giungere a un cambio di paradigma. La Germania non può essere il bordello d’Europa “.

 

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18 MITI sulla prostituzione

Nel 2014, nell’ambito della campagna ‘Together for a Europe free from prostitution e alla vigilia del voto sulla risoluzione del Parlamento Europeo su uguaglianza di genere e prostituzione (risoluzione Honeyball),  la European Women’s Lobby (EWL) ha prodotto un opuscolo rispondendo ai più frequenti preconcetti sulla prostituzione. Questi 18 miti vengono analizzati da una prospettiva di uguaglianza di genere e diritti delle donne. Da “è il mestiere più antico del mondo” a “dobbiamo combattere la tratta di esseri umani, ma la prostituzione non c’entra niente”, l’opuscolo offre risposte comprovanti la realtà della prostituzione e della tratta di donne in Europa e nel mondo.

L’opuscolo contiene anche un confronto tra il Modello Nordico e quello olandese, dopo dieci anni dall’implementazione, basato su studi e rapporti ufficiali. L’ultima pagina è un sommario delle richieste da parte della Brussels’ Call, firmata da più di 200 organizzazioni da tutta Europa e oltre, inclusa IROKO. Nel 2014 54 membri del Parlamento Europeo, provenienti da diversi paesi e gruppi politici, l’avevano già firmata.

Qui l’opuscolo completo.

 

 

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Rilievi critici alla carta di intenti della Piattaforma Nazionale Antitratta

Rilievi critici alla carta di intenti e alla mozione del “2° Incontro Nazionale di Perugia delle unità di strada e di contatto della PIATTAFORMA NAZIONALE ANTI-TRATTA novembre 2018

Anche secondo le convenzioni internazionali, la prostituzione è una delle forme di violenza maschile da contrastare e abolire.

Paesi virtuosi hanno inscritto nelle loro leggi abolizioniste (Svezia, Norvegia, Francia, Islanda, Irlanda, Irlanda del Nord, Israele, Canada) che la prostituzione è una forma di violenza sulle donne deputata alla riduzione in schiavitù delle donne, che non può essere considerata un lavoro e tantomeno sarebbe il più antico mestiere del mondo: la predazione sessuale è certamente ciò che l’ha preceduta. Leggi Tutto