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Roma: regolamento della polizia urbana colpisce donne e persone prostituite

Il “divieto di esibire nudità o assumere comportamenti diretti inequivocabilmente a offrire prestazioni sessuali”, che, come apprendiamo dall’ANSA, farebbe parte del nuovo regolamento di polizia urbana di Roma, segna in modo inequivocabile l’applicazione approssimativa e anomala della legge Merlin in Italia. Provvedimenti di questo genere ancora una volta dimostrano quanto per la politica sia più facile colpire chi è prostituita (letteralmente messa davanti, per coprire i veri responsabili) e non chi sfrutta e si avvale dello scambio di donne come merce, nella politica come negli accordi tra uomini.
La prostituzione è violenza contro le donne esercitata da uomini che le stuprano a pagamento. Non è questione di intralcio al traffico o di nudità che disturba e offende. Quello che deve offendere è ciò che non si vuole nominare, l’atto di acquistare il controllo di un altro essere umano.


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‘Stupro a pagamento’ a Torino: Rachel Moran e la violenza della prostituzione

Rachel Moran ha impiegato dieci anni a scrivere il suo libro ‘Stupro a pagamento – La verità sulla prostituzione’, che racconta non solo i suoi sette anni in prostituzione, ma è un’analisi molto profonda del fenomeno della prostituzione, dove l’intreccio tra le discriminazioni sociali, sessuali e di razza è molto fitto ed evidentemente a danno delle persone, in gran parte donne, più vulnerabili ed emarginate. Da questa riflessione è nata l’idea di scrivere il libro, che è diventato, insieme al suo attivismo, uno strumento politico nella lotta alla prostituzione.

‘Non esistono dati così netti e sconfortanti come quelli relativi alla situazione canadese, – racconta Moran – ‘dove il 56% delle donne prostituite sono indigene, ma solo il 6% della popolazione è indigena, quindi solo il 3% della popolazione totale è rappresentata da donne indigene. Perciò, parliamo di più della metà delle persone prostituite provenienti dal solo 3% della società. Non si può non vedere in questi dati quanto è diffuso il razzismo nella prostituzione nelle società multietniche. Una mia amica, che gestisce un centro in Minnesota, da anni si occupa di ragazze giovani, che sono per circa il 70% afro-americane, in uno stato in cui solo il 10% della popolazione è afro-americano’.

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Regolamentare la prostituzione? NO! Ecco perché

COMUNICATO

REGOLAMENTARE LA PROSTITUZIONE?

NO!

ECCO PERCHÉ LEGALIZZARE NON È LA RISPOSTA GIUSTA

Noi delle Associazioni Iroko Onlus, Amici di Lazzaro, YWCA – UCDG e Resistenza Femminista, siamo molto allarmati dalla proposta da parte del Ministro dell’Interno Matteo Salvini di regolamentare la prostituzione. Intervistato da RadioDue Rai, il Ministro ha espresso la volontà di riprendere in mano il progetto di legge presentato dalla Lega diversi anni fa e mai discusso, sostenendo “che riconoscere quello che è un mestiere, togliendolo dal controllo della mafia e dello sfruttamento, sarebbe opera di civiltà”.
Nel 2014 la raccolta firme per la riapertura delle case chiuse veniva giustificata così, dall’allora segretario della Lega Nord Emilia Fabio Rainieri: “è indecoroso che persino durante il giorno i nostri bambini vedano signorine, o addirittura trans, in strada a vendere il proprio corpo; questa pratica è antigienica; non c’è nessun controllo dell’attività quando invece una verifica seria su clienti e prostitute ci permetterebbe di raccogliere 4 miliardi di euro d’entrate fiscali” (Il Fatto Quotidiano, 22/3/2014).
Esprimiamo, con questo comunicato, il nostro forte dissenso a questa proposta, poiché riteniamo che, contrariamente a quanto espresso dal Ministro, la prostituzione sia una forma di violenza contro le donne e che riconoscerla come un ‘lavoro’ equivalga alla legalizzazione dello stupro.
La nostra posizione si basa su molti anni di assistenza alle donne vittime della prostituzione e della tratta e su anni di ricerche e di studio del fenomeno della prostituzione in tutto il mondo.
Perché diciamo NO alla regolamentazione della prostituzione?
Ecco le ragioni del nostro dissenso.
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Convegno su Industria del sesso e tratta, Maggio 2018

“Ogni paese nel mondo ha problemi con la prostituzione e tutti dicono che vogliono mettere le persone, le donne, tutte le persone coinvolte come sfruttate nella prostituzione – che include anche bambine e bambini ,uomini – li vogliono mettere al sicuro. Il problema è che però in prostituzione nessuno è sicuro, possiamo solamente fare riduzione del danno. Ma non basta fare riduzione del danno, perché ad esempio nel caso dei bambini abusati o donne che sono state stuprate non parliamo di riduzione del danno, vogliamo mettere fine a tutto questo. Il problema è che quando si dice l’unica cosa che possiamo fare è mettere fine alla prostituzione molta gente ride e dice: “Non si può mettere fine alla prostituzione”. E allora se gli chiedi: “Si può mettere fine alla povertà?”. “Sì, si può mettere fine alla povertà”. “Dobbiamo cercare di mettere seriamente fine, non ridurre il danno rispetto agli abusi sessuali sui minori?” “Naturalmente sì”. Oppure “Dobbiamo mettere fine al razzismo?” Sì.” “E la prostituzione?” No, sulla prostituzione no, eppure non possiamo pensare che gli uomini siano nati con questo bisogno innato di avere rapporti sessuali senza controllo e con donne non consenzienti. Questa cosa lo sappiamo che è una questione di socializzazione ed è il patriarcato, è ovvio che questo non è un bisogno innato degli uomini di fare sesso con una donna che non vorrebbe essere con lui, però c’è una propaganda che diffonde miti e funziona così: se uno va in giro e continua a dire che questa cosa è inevitabile, che la regolamentazione è l’unica soluzione possibile, la gente lo assorbe e finisce per crederci. E devo dire che se io sento ancora una volta parlare della prostituzione come la più vecchia professione del mondo posso fare dei danni, mi fa molto arrabbiare. Perché non lo è, naturalmente non è una professione. I bambini vengono abusati da sempre, però non siamo disposti a dire che questo è inevitabile e naturale e quindi lo dobbiamo accettare o regolamentare”.

Julie Bindel, Convegno su industria del sesso e tratta, Maggio 2018

Per il suo intervento completo e per accedere agli atti del convegno clicca qui.

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Comunicato della rete abolizionista italiana per l’approvazione della legge sul modello nordico

Colpire  la  domanda  di  prostituzione  dei  clienti  è  colpire  al  cuore  lo  sfruttamento  sessuale  e  la  tratta  delle donne.

Le sottoscritte organizzazioni femminili e femministe, con le associazioni miste che si riconoscono in linea con la risoluzione europea del 26 febbraio 2014 (Honeyball) e con la Convenzione di Istanbul, ribadiscono che la prostituzione è una forma di oppressione e violenza sulle donne, che colpisce la nostra libertà, la nostra dignità come cittadine, la nostra salute e ostacola lo sviluppo della parità tra le  future generazioni di donne ed uomini

La prostituzione costituisce la più grave minaccia alla libertà, alla salute e alla promozione sociale delle donne, non solo di quelle intrappolate nella tratta degli esseri umani: di tutte le donne (La risoluzione europea del 26 febbraio 2014).
La prostituzione è un fenomeno di genere che riguarda tutte: in essa vi sono implicate 87% donne e bambine (dati europei); 7% uomini, 6% transgender; e i clienti sono più del 90% uomini. La domanda di prostituzione da parte degli uomini non si ferma alle donne, coinvolge anche i minori e mette a rischio la vita e la salute di tanti bambini e bambine.
Ognuna di noi sente il diritto e il dovere di porre in atto la difesa dei diritti acquisiti: anche della legge Merlin, n. 75 del 1958, una delle prime ad aver stabilito con chiarezza che nessun uomo ha diritto di proprietà, anche temporanea, su una donna. Il pagamento delle prestazioni sessuali è una forma di proprietà temporanea inammissibile e soprattutto una forma di violenza maschile contro le donne e i minori, criminogena e insieme complice di crimini contro la persona perpetrati da reti criminali organizzate. Il denaro non elimina, ma serve solo ad occultare l’abuso sessuale commesso, come dice Rachel Moran sopravvissuta alla prostituzione e attivista di SPACE (associazione globale di donne fuoriuscite dall’industria del sesso) “nella prostituzione non viene comprato il sesso, ma l’abuso sessuale”.

Per leggere integralmente il comunicato clicca qui.

Per aderire invia una mail a info@associazioneiroko.org

Aderenti:
Adriana Cavestro
Mario Gili
Carlo Eusebio

 

 

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Il doppio filo che lega tratta e industria del sesso: riflessioni dal convegno

Siamo stati molto onorati, come associazione Iroko, di aver accolto Rachel Moran, Ingeborg Kraus, Blessing Okoedion e Julie Bindel come ospiti della nostra Conferenza Internazionale sull’industria del sesso e sulla tratta di persone, che abbiamo organizzato lo scorso 27 e 28 maggio a Roma, insieme con Resistenza Femminista, UDI Napoli,  Salute Donna e Differenza Donna.

Non siamo nuovi a questi temi, ma l’abilità di queste oratrici di infondere passione e ispirarci all’azione riesce sempre a sorprenderci. Riteniamo non si debba sottovalutare il potere di un oratore ben informato, empatico ed eloquente. E ci riteniamo fortunate ad avere avuto l’opportunità di veder rappresentate diverse prospettive – dalle sopravvissute alla prostituzione e alla tratta, ad esperti in trauma ad autori di respiro internazionale – che offrono una immagine completa di tale dannosa industria.

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62° Commissione NU sullo Stato delle Donne – Evento dedicato al movimento #MeToo

L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), in collaborazione con l’ Ufficio per le Istituzioni Democratiche e per i Diritti Umani (ODIHR), ha organizzato, all’interno della 62° Commissione delle Nazioni Unite sullo Stato delle Donne (CSW), un evento collaterale intitolato #MeToo Say Survivors: Human Rights, Gender and Trafficking in Human Beings.
Dopo un anno nel quale la molestia sessuale, l’abuso e lo sfruttamento delle donne, in particolare nell’industria cinematografica, sono state sotto i riflettori, l’evento dell’OSCE si è rivelato un’opportunità per parlare del dramma delle donne trafficate sia nel contesto del movimento #MeToo, sia attraverso la lente dell’Obiettivo 5.2 sulla eliminazione della violenza contro le donne all’interno dei Sustainable Development Goals (SDG).
Le sopravvissute Autumn Burris, Mickey Meji e Shandra Woworuntu sono state al centro della conversazione accanto a rappresentanti della Coalition Against Trafficking in Women (CATW) International, Un Women, UNODC ed Equality Now. Al loro fianco sedeva Mira Sorvino, Ambasciatrice di buona volontà contro la tratta di persone per UNODC, che ha altresì avuto un ruolo determinante nell’avvio e nel conseguente sviluppo dei movimenti #MeToo e #TimesUp. Leggi tutto

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Convegno L’industria del sesso e la tratta di esseri umani

Le associazioni IROKO, Resistenza Femminista, Unione Donne Italiane di Napoli, Salute Donna e Differenza Donna, organizzano una Giornata di studi L’industria del sesso e la tratta di esseri umani, che si terrà il 28 maggio 2018 dalle ore 15 alle ore 19 presso la Sala “Aldo Moro” della Camera dei Deputati a Roma che vedrà la partecipazione dell’Onorevole Fabiana Dadone (Movimento 5 Stelle) e del Senatore Edoardo Patriarca (PD).

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Cheyenne: una sopravvissuta ospite all’OSCE

L’11 e il 12 ottobre scorsi Cheyenne, giovane attivista e sopravvissuta alla prostituzione, ha portato la sua esperienza di vita di fronte alle delegazioni di diversi Stati, riuniti per confrontarsi sui diritti dei bambini.
OSCE e ODIHR hanno ospitato a Varsavia lo Human Dimension Seminar, dedicato quest’anno allo scambio di buone pratiche e alle sfide da superare nell’ambito della tutela dei diritti dei bambini che vivono situazioni di rischio, dalla tratta alla mancanza di libertà, passando attraverso le strategie di prevenzione del rischio per l’infanzia.
Ventitrè anni, alle spalle una storia di violenza ed abusi, si ritrova timidamente a parlare di fronte alle varie delegazioni delle nazioni presenti, in qualità di giovane donna sopravvissuta alla prostituzione, ma soprattutto, come sottolinea lei stessa, come attivista che porta avanti la causa dei diritti delle donne in Iroko e Resistenza Femminista.
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Un caffé con… Amici di Lazzaro

Iroko, fin dai suoi primi passi, ha operato in collaborazione con diverse organizzazioni, sia a livello locale che internazionale.
Siamo infatti convinti che ogni piccolo risultato si può raggiungere solo attraverso il lavoro condiviso tra realtà che perseguono i medesimi scopi.
Ecco perché esiste sul nostro blog uno spazio, che aggiorniamo periodicamente, dedicato alle associazioni, movimenti, gruppi con i quali collaboriamo (qui e qui potete conoscerne due): alcuni li abbiamo conosciuti negli ultimi anni della nostra attività, con altri condividiamo i passi da più tempo.
Per esempio, con Amici di Lazzaro.
Abbiamo chiacchierato con Paolo Botti, uno dei volontari, che ci ha raccontato che cosa fa l’associazione, dove e per chi opera, affrontando alcune spinose questioni di grande attualità, sulle quali condividiamo il punto di vista.
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