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Quale futuro per l’accoglienza in Italia?

Il ddl 840/2018, meglio conosciuto come decreto-legge su immigrazione e sicurezza, è diventato legge, dopo l’approvazione alla Camera.
Come associazione che si occupa di persone in condizioni di svantaggio economico e sociale, di donne vittime di violenza, e anche di accoglienza – seppur di ‘terzo livello’, cioè rivolta a chi vive in Italia da alcuni anni e che sosteniamo nel lungo processo di integrazione  – , ci siamo sentiti chiamati a informarci riguardo a questa che potremmo definire, per una serie di ragioni, un’anomalia legislativa.
Lo abbiamo fatto organizzando un incontro pubblico informativo e formativo, in collaborazione con l’impresa sociale Xenia, che da due anni accoglie richiedenti asilo e con la quale condividiamo i nostri spazi di lavoro.
L’incontro si è tenuto venerdì 30 novembre, ad appena tre giorni dalla conversione in legge del decreto dello scorso 27 novembre, e con noi c’erano le avvocate Barbara Cattelan ed Enrica Origlia, socie ASGI, e l’assessora regionale alle Pari Opportunità e all’Immigrazione Monica Cerutti, con l’intento di informare operatori dell’accoglienza e cittadini sulla nuova legge in materia di immigrazione e sicurezza, ma anche di affiancare a ciò un punto di vista politico sulla questione, che potesse prendere le distanze da un pensiero che non si può altro che definire razzista e che denota una profonda crisi di valori, politica e sociale.

Uno dei punti più controversi definiti dal decreto legge è sicuramente l’abrogazione della protezione per motivi umanitari. Riconosciuta nel Testo Unico sull’Immigrazione, anche la Corte di Cassazione si era espressa a suo favore, indicandola tra i tre tipi di protezione internazionale.
Riportiamo quanto scritto da Annalisa Camilli su Internazionale, a proposito di dati: ‘Nel 2017 in Italia sono state presentate 130mila domande di protezione internazionale: il 52 per cento delle richieste è stato respinto, nel 25 per cento dei casi è stata concessa la protezione umanitaria, all’8 per cento delle persone è stato riconosciuto lo status di rifugiato, un altro 8 per cento ha ottenuto la protezione sussidiaria, il restante 7 per cento ha ottenuto altri tipi di protezione’.

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Roma: regolamento della polizia urbana colpisce donne e persone prostituite

Il “divieto di esibire nudità o assumere comportamenti diretti inequivocabilmente a offrire prestazioni sessuali”, che, come apprendiamo dall’ANSA, farebbe parte del nuovo regolamento di polizia urbana di Roma, segna in modo inequivocabile l’applicazione approssimativa e anomala della legge Merlin in Italia. Provvedimenti di questo genere ancora una volta dimostrano quanto per la politica sia più facile colpire chi è prostituita (letteralmente messa davanti, per coprire i veri responsabili) e non chi sfrutta e si avvale dello scambio di donne come merce, nella politica come negli accordi tra uomini.
La prostituzione è violenza contro le donne esercitata da uomini che le stuprano a pagamento. Non è questione di intralcio al traffico o di nudità che disturba e offende. Quello che deve offendere è ciò che non si vuole nominare, l’atto di acquistare il controllo di un altro essere umano.


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‘Stupro a pagamento’ a Torino: Rachel Moran e la violenza della prostituzione

Rachel Moran ha impiegato dieci anni a scrivere il suo libro ‘Stupro a pagamento – La verità sulla prostituzione’, che racconta non solo i suoi sette anni in prostituzione, ma è un’analisi molto profonda del fenomeno della prostituzione, dove l’intreccio tra le discriminazioni sociali, sessuali e di razza è molto fitto ed evidentemente a danno delle persone, in gran parte donne, più vulnerabili ed emarginate. Da questa riflessione è nata l’idea di scrivere il libro, che è diventato, insieme al suo attivismo, uno strumento politico nella lotta alla prostituzione.

‘Non esistono dati così netti e sconfortanti come quelli relativi alla situazione canadese, – racconta Moran – ‘dove il 56% delle donne prostituite sono indigene, ma solo il 6% della popolazione è indigena, quindi solo il 3% della popolazione totale è rappresentata da donne indigene. Perciò, parliamo di più della metà delle persone prostituite provenienti dal solo 3% della società. Non si può non vedere in questi dati quanto è diffuso il razzismo nella prostituzione nelle società multietniche. Una mia amica, che gestisce un centro in Minnesota, da anni si occupa di ragazze giovani, che sono per circa il 70% afro-americane, in uno stato in cui solo il 10% della popolazione è afro-americano’.

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Firma il Manifesto “My Body, My Rights”

343 donne provenienti da 28 Paesi europei hanno deciso insieme di difendere i diritti delle donne in Europa e nel mondo. Attiviste femministe, politiche o semplici cittadine, hanno pubblicato un manifesto comune, rendendo omaggio al Manifesto 343, che fu diffuso in Francia nel 1971.
Il documento invita a non rinunciare a far fronte alle politiche regressive che si stanno diffondendo in tutto il mondo, a rifiutare le ineguaglianze tra donne Europee, a chiedere l’estensione del diritto all’aborto sicuro e legale in tutta Europa.
Ci si è battuti molto per il diritto all’aborto, ottenuto infine in molti paesi europei, ma ancora oggi alcune donne non hanno il diritto di scelta sul proprio corpo. L’ascesa del nazionalismo e di un diffuso atteggiamento conservatore in Europa rappresentano una minaccia contro tale diritto, e stiamo progressivamente assistendo in tutta l’area europea all’adozione di misure volte a indebolirlo. Ciò è inaccettabile. Il diritto all’aborto legale non è né un capriccio né un’option, ma una necessità per un’Europa fondata sulla libertà, sull’uguaglianza e sulla democrazia.
Il diritto all’aborto sicuro e legale è un diritto universale, che deve essere accessibile per qualsiasi donna.
Se l’Unione Europea afferma di difendere i diritti umani, dovrebbe allora impegnarsi a far applicare questo diritto in tutta Europa e nel mondo.
Sappiamo che in alcuni paesi prendere una posizione a favore di questo diritto è difficile, e che spesso persino la libertà di espressione è sotto minaccia.
Per tutte queste ragioni è stato scritto il Manifesto, che omaggia il Manifesto 343 lanciato in un momento storico in cui la difesa dell’aborto era quasi impossibile.
Noi abbiamo firmato questo Manifesto, sia come Associazione Iroko che individualmente, perché crediamo che ogni donna, in Europa e in tutto il mondo, debba avere l’accesso all’aborto legale.
Sollecitiamo, perciò, tutti i nostri amici, sostenitori e partners a fare lo stesso.
Visita il sito 343manifesto.eu
e firma.

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Regolamentare la prostituzione? NO! Ecco perché

COMUNICATO

REGOLAMENTARE LA PROSTITUZIONE?

NO!

ECCO PERCHÉ LEGALIZZARE NON È LA RISPOSTA GIUSTA

Noi delle Associazioni Iroko Onlus, Amici di Lazzaro, YWCA – UCDG e Resistenza Femminista, siamo molto allarmati dalla proposta da parte del Ministro dell’Interno Matteo Salvini di regolamentare la prostituzione. Intervistato da RadioDue Rai, il Ministro ha espresso la volontà di riprendere in mano il progetto di legge presentato dalla Lega diversi anni fa e mai discusso, sostenendo “che riconoscere quello che è un mestiere, togliendolo dal controllo della mafia e dello sfruttamento, sarebbe opera di civiltà”.
Nel 2014 la raccolta firme per la riapertura delle case chiuse veniva giustificata così, dall’allora segretario della Lega Nord Emilia Fabio Rainieri: “è indecoroso che persino durante il giorno i nostri bambini vedano signorine, o addirittura trans, in strada a vendere il proprio corpo; questa pratica è antigienica; non c’è nessun controllo dell’attività quando invece una verifica seria su clienti e prostitute ci permetterebbe di raccogliere 4 miliardi di euro d’entrate fiscali” (Il Fatto Quotidiano, 22/3/2014).
Esprimiamo, con questo comunicato, il nostro forte dissenso a questa proposta, poiché riteniamo che, contrariamente a quanto espresso dal Ministro, la prostituzione sia una forma di violenza contro le donne e che riconoscerla come un ‘lavoro’ equivalga alla legalizzazione dello stupro.
La nostra posizione si basa su molti anni di assistenza alle donne vittime della prostituzione e della tratta e su anni di ricerche e di studio del fenomeno della prostituzione in tutto il mondo.
Perché diciamo NO alla regolamentazione della prostituzione?
Ecco le ragioni del nostro dissenso.
Per continuare la lettura apri il pdf
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Convegno su Industria del sesso e tratta, Maggio 2018

“Ogni paese nel mondo ha problemi con la prostituzione e tutti dicono che vogliono mettere le persone, le donne, tutte le persone coinvolte come sfruttate nella prostituzione – che include anche bambine e bambini ,uomini – li vogliono mettere al sicuro. Il problema è che però in prostituzione nessuno è sicuro, possiamo solamente fare riduzione del danno. Ma non basta fare riduzione del danno, perché ad esempio nel caso dei bambini abusati o donne che sono state stuprate non parliamo di riduzione del danno, vogliamo mettere fine a tutto questo. Il problema è che quando si dice l’unica cosa che possiamo fare è mettere fine alla prostituzione molta gente ride e dice: “Non si può mettere fine alla prostituzione”. E allora se gli chiedi: “Si può mettere fine alla povertà?”. “Sì, si può mettere fine alla povertà”. “Dobbiamo cercare di mettere seriamente fine, non ridurre il danno rispetto agli abusi sessuali sui minori?” “Naturalmente sì”. Oppure “Dobbiamo mettere fine al razzismo?” Sì.” “E la prostituzione?” No, sulla prostituzione no, eppure non possiamo pensare che gli uomini siano nati con questo bisogno innato di avere rapporti sessuali senza controllo e con donne non consenzienti. Questa cosa lo sappiamo che è una questione di socializzazione ed è il patriarcato, è ovvio che questo non è un bisogno innato degli uomini di fare sesso con una donna che non vorrebbe essere con lui, però c’è una propaganda che diffonde miti e funziona così: se uno va in giro e continua a dire che questa cosa è inevitabile, che la regolamentazione è l’unica soluzione possibile, la gente lo assorbe e finisce per crederci. E devo dire che se io sento ancora una volta parlare della prostituzione come la più vecchia professione del mondo posso fare dei danni, mi fa molto arrabbiare. Perché non lo è, naturalmente non è una professione. I bambini vengono abusati da sempre, però non siamo disposti a dire che questo è inevitabile e naturale e quindi lo dobbiamo accettare o regolamentare”.

Julie Bindel, Convegno su industria del sesso e tratta, Maggio 2018

Per il suo intervento completo e per accedere agli atti del convegno clicca qui.

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Comunicato della rete abolizionista italiana per l’approvazione della legge sul modello nordico

Colpire  la  domanda  di  prostituzione  dei  clienti  è  colpire  al  cuore  lo  sfruttamento  sessuale  e  la  tratta  delle donne.

Le sottoscritte organizzazioni femminili e femministe, con le associazioni miste che si riconoscono in linea con la risoluzione europea del 26 febbraio 2014 (Honeyball) e con la Convenzione di Istanbul, ribadiscono che la prostituzione è una forma di oppressione e violenza sulle donne, che colpisce la nostra libertà, la nostra dignità come cittadine, la nostra salute e ostacola lo sviluppo della parità tra le  future generazioni di donne ed uomini

La prostituzione costituisce la più grave minaccia alla libertà, alla salute e alla promozione sociale delle donne, non solo di quelle intrappolate nella tratta degli esseri umani: di tutte le donne (La risoluzione europea del 26 febbraio 2014).
La prostituzione è un fenomeno di genere che riguarda tutte: in essa vi sono implicate 87% donne e bambine (dati europei); 7% uomini, 6% transgender; e i clienti sono più del 90% uomini. La domanda di prostituzione da parte degli uomini non si ferma alle donne, coinvolge anche i minori e mette a rischio la vita e la salute di tanti bambini e bambine.
Ognuna di noi sente il diritto e il dovere di porre in atto la difesa dei diritti acquisiti: anche della legge Merlin, n. 75 del 1958, una delle prime ad aver stabilito con chiarezza che nessun uomo ha diritto di proprietà, anche temporanea, su una donna. Il pagamento delle prestazioni sessuali è una forma di proprietà temporanea inammissibile e soprattutto una forma di violenza maschile contro le donne e i minori, criminogena e insieme complice di crimini contro la persona perpetrati da reti criminali organizzate. Il denaro non elimina, ma serve solo ad occultare l’abuso sessuale commesso, come dice Rachel Moran sopravvissuta alla prostituzione e attivista di SPACE (associazione globale di donne fuoriuscite dall’industria del sesso) “nella prostituzione non viene comprato il sesso, ma l’abuso sessuale”.

Per leggere integralmente il comunicato clicca qui.

Per aderire invia una mail a info@associazioneiroko.org

Aderenti:
Adriana Cavestro
Mario Gili
Carlo Eusebio

 

 

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Il doppio filo che lega tratta e industria del sesso: riflessioni dal convegno

Siamo stati molto onorati, come associazione Iroko, di aver accolto Rachel Moran, Ingeborg Kraus, Blessing Okoedion e Julie Bindel come ospiti della nostra Conferenza Internazionale sull’industria del sesso e sulla tratta di persone, che abbiamo organizzato lo scorso 27 e 28 maggio a Roma, insieme con Resistenza Femminista, UDI Napoli,  Salute Donna e Differenza Donna.

Non siamo nuovi a questi temi, ma l’abilità di queste oratrici di infondere passione e ispirarci all’azione riesce sempre a sorprenderci. Riteniamo non si debba sottovalutare il potere di un oratore ben informato, empatico ed eloquente. E ci riteniamo fortunate ad avere avuto l’opportunità di veder rappresentate diverse prospettive – dalle sopravvissute alla prostituzione e alla tratta, ad esperti in trauma ad autori di respiro internazionale – che offrono una immagine completa di tale dannosa industria.

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Diritti Umani: focus sulla tratta di persone

L’associazione IROKO parteciperà all’incontro organizzato dalla Sottocommissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo dell’11 e 12 luglio 2018 a Bruxelles, nella persona della sua Direttrice Esohe Aghatise, che interverrà in occasione della Giornata mondiale contro il Traffico di Persona, che sarà celebrata il prossimo 30 luglio 2018.
Aghatise converserà con Myria Vassiliadou, coordinatrice antitratta per l’Europa. Seguiranno gli interventi del governatore di Edo State, Nigeria, Godwin Obaseki, e di Yinka Omorogbe, Presidente della Task Force, costituita dal governo di Edo, contro la tratta, di cui anche Esohe Aghatise è membro attivo.

Il programma completo dell’evento è consultabile qui .

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62° Commissione NU sullo Stato delle Donne – Evento dedicato al movimento #MeToo

L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), in collaborazione con l’ Ufficio per le Istituzioni Democratiche e per i Diritti Umani (ODIHR), ha organizzato, all’interno della 62° Commissione delle Nazioni Unite sullo Stato delle Donne (CSW), un evento collaterale intitolato #MeToo Say Survivors: Human Rights, Gender and Trafficking in Human Beings.
Dopo un anno nel quale la molestia sessuale, l’abuso e lo sfruttamento delle donne, in particolare nell’industria cinematografica, sono state sotto i riflettori, l’evento dell’OSCE si è rivelato un’opportunità per parlare del dramma delle donne trafficate sia nel contesto del movimento #MeToo, sia attraverso la lente dell’Obiettivo 5.2 sulla eliminazione della violenza contro le donne all’interno dei Sustainable Development Goals (SDG).
Le sopravvissute Autumn Burris, Mickey Meji e Shandra Woworuntu sono state al centro della conversazione accanto a rappresentanti della Coalition Against Trafficking in Women (CATW) International, Un Women, UNODC ed Equality Now. Al loro fianco sedeva Mira Sorvino, Ambasciatrice di buona volontà contro la tratta di persone per UNODC, che ha altresì avuto un ruolo determinante nell’avvio e nel conseguente sviluppo dei movimenti #MeToo e #TimesUp. Leggi tutto